Confraternita del SS. Rosario

La confraternita del SS. Rosario fu fondata nel 1605 dai Domenicani e per circa venti anni officiò nella chiesa di S. Bartolomeo, e precisamente nel luogo dove oggi è il suo cappellone, costruito a sue spese, dinanzi a quello della confraternita del SS. Nome di Dio, posto a sinistra dell’altare maggiore della chiesa per chi entra.

Essa fece scolpire in un secondo tempo una stupenda statua della Madonna del Rosario col bambino in braccio, che è gelosamente custodita nell’oratorio, mentre nella nicchia del cappellone ne fu posta un’altra, di più recente fattura, identica a quella che è nell’oratorio. Il manto, originale, che è sulla statua della Madonna del Rosario nell’oratorio, è quello della statua del cappellone, che pochi anni fa stava per essere venduto per venalità agli antiquari. Alla insaziabile venalità allora dilagante per tutta la diocesi di Campagna, non si sottrasse la pedana del Madonna del Rosario, sostituita oggi da quella di S. Vincenzo.

L’oratorio della confraternita del Rosario, grande, soleggiato, ricco di stalli pregiati ed artistici, è tenuto con molta cura e devozione dalla stessa e le sue pareti sono tutte dipinte di scene religiose. Col forte sisma del 23 novembre 1980 subì dei notevoli danni e solo di recente la confraternita, sotto la direzione di esperti e di tecnici, ha completato i costosissimi interventi di restauro.

L’oratorio era dotato anche di sepoltura con due grandi sottostanti vuoti a volta; nell’uno si accedeva per mezzo di una lastra di pietra posta subito dopo l’ingresso principale che copriva la sottostante scalinata in fabbrica e nell’altro tramite due lastre di marmo, su cui vi è scritto «Hodie tibi, cras mihi» e con un teschio scolpito, poste vicino allo stallo del priore. I cadaveri venivano appoggiati ai muri con sostegni in fabbrica sotto le ascelle e posti in posizione verticale, per farli presto disseccare e meglio conservare.

Sull’altare maggiore dell’oratorio si trovano due colonne di marmo finissimo e lavorate artisticamente, trovate nel vuoto sottostante della chiesa di S. Bartolomeo da Vito Cioffoletti.

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